
MOSTRA D'ARTE
IL CORPO e L'IGNOTO
Nell’ambito del Red Line International Film Festival, che si svolgerà dal 10 al 14 giugno a Montalcino, nasce questa mostra ospitata negli spazi di OCRA Montalcino, pensata come un dialogo tra due visioni sul rapporto tra corpo, cura e spiritualità.
5 giugno 2026
INIZIA
17:00
ALLE ORE
15 maggio 2026
TERMINA
15:00
ALLE ORE
Via Boldrini, 4, 53024 Montalcino SI, Italia
Accesso
INGRESSO LIBERO
Quota di iscrizione
GRATUITO
Crediti formativi (se previsti)
N/A
IL CORPO E L'IGNOTO due sguardi sull’umano, tra medicina e rituale VERNISSAGE CON GLI ARTISTI venerdì 5 giugno 2026 alle 19.00
Degustazione di apertura offerta da azienda agricola Col d’Orcia.
PERIODO DI SVOLGIMENTO
dal 5 al 15 giugno 2026
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00 _ 6 e 7 giugno chiuso
La mostra è organizzata per omaggiare Red Line Film Festival 2026
da un’idea di Paolo Benvenuti
Da una parte il fotografo Enzo Cei racconta il mondo dei trapianti come percorso di vissuti personali e famigliari di chi ha attraversato questo cammino.
Dall’altra Marcella Marone Pittaluga esplora il mondo della ricerca della guarigione, durante un pellegrinaggio sciamanico nel deserto del Messico, tra rituali, guarigione e fede popolare, dove il corpo diventa luogo di trasformazione e credenza collettiva.
La mostra invita lo spettatore a riflettere sul significato della guarigione e sulle sue diverse forme. Attraverso fotografia documentaria e visione simbolica, emerge un tema comune: la fragilità dell’essere e la sua voglia di continuare ad essere vita.
IN ESPOSIZIONE
Fotografie della serie Pellegrinaggio del El Niño Fidencio (serie The healing grounds / Terre di guarigione) di Marcella Marone Pittaluga
dimensione 50x70cm / stampate su Fine Art Prints su carta NP3 cotone on dibond
Fotografie di Enzo Cei tratte dal volume Trapianti, Motta Editore per Fondazione Arpa Onlus dimensione 50x80cm / stampate su Fine Art Matte Canson Rag Photopraphie 310gr
TRAPIANTI
Le fotografie sono una sintesi di tre anni di lavoro con medici e infermieri a seguire i prelievi ovunque vi sia un donatore, nelle rianimazioni, nelle sale operatorie e di terapia intensiva, nelle corsie, corridoi e ambulatori, fin nelle stesse case dei pazienti, a respirare certa attesa e nodi emotivi.

Fiore bello di rosa, del corpo tuo, solo ieri immortale, il cuore oggi t’avanza.È cuore di donatrice in un grembo di mani; culla di cuore nubile, senza festa di velo, né figli.Poi, un insanabile istante t’ha resa eterna, e il cuore tuo, madre.A fecondare vita in una vita già nata, seminata di sterilità da un guasto senza sonno.È cuore di placenta per un petto dagli stremati colpi. Che di notte, i tuoi nuovi giorni profumino per noi di petali rossi.
Enzo Cei
EL NIÑO FIDENCIO, TAUMATURGO de ESPINAZO
La celebrazione del ‘Bambino’ Fidencio
Il Niño Fidencio (José Fidencio Sintora) fu un curandero, guaritore messicano e santo popolare vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nel deserto messicano. Leggenda e realtà si intrecciano nella nascita della sua fama di guaritore, che raggiunse il suo apice nel 1920, quando l’allora presidente Plutarco Elías Calles si rivolse a lui, ottenendo la guarigione dalla lebbra. I suoi metodi curativi, tutt’altro che ortodossi, spaziavano dalla chirurgia praticata con pezzi di vetro all’utilizzo di erbe, radici autoctone e peyote. Dotato, secondo la tradizione, di grandi capacità terapeutiche, paranormali, telepatiche e chiaroveggenti, ebbe numerosi seguaci e discepoli che lo accompagnarono fino alla morte. Il suo culto, sospeso tra sacro e profano ed espresso attraverso pratiche rituali diffuse dal Messico agli Stati Uniti, richiama ancora oggi migliaia di fedeli nel deserto della Sierra Madre.
Le celebrazioni sono caratterizzate da processioni di curatori, musici e danzatori nei loro costumi tradizionali, da sfilate religiose accompagnate da canti in suo onore e da sessioni di guarigione sciamanica operate dalle “Cajitas”, considerate dotate della preparazione mistica necessaria per diventare canali di trasmissione dello spirito del santo guaritore. I pellegrini cercano la guarigione dai propri mali, o da quelli dei loro cari, facendo voto di penitenza per poter accedere al miracolo in diversi luoghi del percorso; tra i più celebri vi è una pozza fangosa chiamata “el charquito”.
Marcella Marone Pittaluga
Marcella Marone Pittaluga | chi è Marcella Marone Pittaluga nasce a New York nel 1964. Cresce a Torino, città che lascia nel 1988 per vivere tra Spagna, Francia, Svizzera, Stati Uniti e infine Cile, dove trascorre undici anni lavorando. Oggi vive tra la Toscana e il Cile. La sua passione per la fotografia nasce alla fine degli anni Ottanta, quando il padre le regala una vecchia Nikon e un ingranditore Meopta. Nel 1992 lavora a Nizza con il fotografo Martinetti, sviluppando le sue prime fotografie in bianco e nero in camera oscura e lavorando anche sul colore. Nel 1995 frequenta a New York l’ICP – International Center of Photography, dove approfondisce il lavoro in bianco e nero, la street photography e le tecniche di camera oscura. Durante gli anni trascorsi in Cile (1996–2005), con la fotografa Patty Novoa (Universidad Católica de Chile), approfondisce le tecniche di sviluppo del colore e del bianco e nero, realizzando ritratti su commissione a Santiago e collaborando con la progettista d’interni Jacqueline Domeyko nella creazione di ritratti artistici.
Con il ritorno in Italia inizia il passaggio dalla fotografia analogica al digitale, lavorando con grande attenzione allo sviluppo e alla stampa delle immagini, non più in camera oscura. Attraverso reportage e ritratti realizzati durante viaggi spesso affrontati in solitaria, ricerca un racconto intenso delle persone incontrate. Il centro della sua ricerca fotografica è l’incontro umano: la fotografia come relazione, ascolto e immersione nell’identità dell’altro. Nei suoi lavori emergono temi legati alla resilienza, alla speranza e alla straordinaria capacità dell’essere umano di continuare a creare e sorridere al di là del buio delle avversità.
https://www.marcellamaronepittaluga.com/it/marcella/
Enzo Cei | chi è Nato a Ghezzano (Pisa) in una famiglia di contadini, autodidatta negli anni Settanta, ha iniziato a occuparsi di fotografia narrativa scegliendo eventi ordinari che diventano racconti profondamente radicati nel territorio a cui appartiene. Per restare fedele ai fatti – ai quali era abituato – ha organizzato la propria attività senza adeguarsi alle leggi del mercato, sviluppando i suoi progetti per decenni, quando necessario. Nel lavoro, nelle tradizioni, nella sanità, nella vita sociale e nelle arti trova idee e risorse per pubblicare i suoi libri, che cura personalmente affinché rispondano pienamente al loro obiettivo finale: informare attraverso i documenti. Il suo lavoro unisce relazioni umane e conoscenza dei fatti in una luce naturale totale; successivamente, procedure ripetute e ostinate di camera oscura trasmettono l’importanza delle idee contenute nelle sue fotografie. https://www.enzocei.com/
Contatti
Viola Grassenis
info@ocramontalcino.it
www.ocramontalcino.it
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